I storti di Dolo

Ah … eora te sarissi un storto dal Doeo?! Il nome “storto” non rimanda all’andatura instabile dei Dolesi che se ne vanno ritti, fieri ed orgogliosi delle loro piccole attrazioni paesane, quanto piuttosto ad un tipo di biscotto, prodotto in una fabbrica che aveva sede nell’attuale “Bassa” di Dolo.

E’ una cialda croccante riempita di panna montata che veniva servita nelle pasticcerie locali. La particolarità sta nel fatto che i storti venivano confezionati a mano.

Ho provato a farli con ingredienti grezzi e basilari, servendomi, però, dei conetti di alluminio. Li ho preparati oggi, come da tradizione, per il Carnevale chiamato a Dolo proprio “Carnevale dei Storti”.

1618459_10202860876154769_830454854_n Ingredienti: 25gr di burro,  60gr zucchero di canna, 120gr di farina 00, 1 uovo, un po’ d’acqua tiepida, panna fresca da montare, zucchero a velo.

Preparazione: Ho lavorato a crema il burro ammorbidito con lo zucchero, ho aggiunto l’uovo miscelando gli ingredienti, poi ho setacciato la farina e allungato con un po’ d’acqua tiepida il composto. Ho lavorato a palla la pasta e l’ho lasciata riposare per un’oretta in frigo. L’ho tirata con la macchina per la pasta fino alla penultima tacca. Ho formato dei quadrati abbastanza grandi e li ho avvolti, facendo 2 giri sul cono imburrato. Li ho messi in forno per circa 10/15 minuti, li ho lasciati raffreddare ed ho estratto i coni. Ho servito le cialde con la panna montata.

Se si riprendesse a produrli potrebbero raddrizzare l’economia…

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Un pensiero riguardo “I storti di Dolo

  • 10 maggio 2018 in 18:05
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    Gli Storti del Dolo nacquero fortuitamente nella Antica Pasticceria Barina – dal 2002 il bar “Antica Barina” – che, nell’attuale via Mazzini, produceva cialde e focacce esportate anche in Francia. La sbadataggine volle che un’infornata di cialde avesse una cottura eccessiva e vennero “storte”; ma, anziché perderle, furono vendute come “Storti”, cogliendone l’originalità. Oggi, il Barina ha rinunciato all’antico forno e al laboratorio per via degli spazi, ma sul suo pavimento, grazie a un cristallo, è ancora visibile la ghiacciaia sotterranea, cinquecentesca, in muratura, dove si “rancurava” il ghiaccio dei fossi, d’inverno e, d’estate, quello portato con i carri dai monti veronesi. I Barina, in lungo elenco, riposano a Dolo, in una tomba dei Beretta, attuali proprietari.

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